Dal gennaio 2008 entreranno in vigore per la maggior parte delle banche italiane (quelle che hanno adottato il sistema IRB avanzato) gli accordi di Basilea 2 (per le altre, che hanno scelto il sistema IRB base, gli accordi sono già in vigore).

La direttiva introduce un più rigoroso sistema di prevenzione e controllo del rischio di insolvenza da parte dei clienti delle banche nell’ambito della concessione del credito.

In ottemperanza, le banche dovranno dotarsi di parametri di valutazione delle aziende più selettivi e improntati a una maggiore obiettività, mettendo a punto un rating, una specie di “pagella”, cioè, del tipo di quelle utilizzate da agenzie quali Standard & Poor’s o Moody’. Il rating di Standard & Poor’s, per esempio, prevede una serie di livelli, dal più elevato AAA, usato per indicare la massima affidabilità, fino al livello D che esprime una situazione di grave insolvenza.

La possibilità per un’azienda di ottenere un prestito, possibilmente con un tasso di interesse non troppo oneroso, dipenderà d’ora in poi dal rating che la banca le avrà assegnato. Sulla base delle informazioni che l’azienda stessa fornisce.

Ne deriva l’importanza di una ponderata e mirata comunicazione finanziaria e aziendale. Che riunisca in maniera organica, coerente e completa tutti gli elementi utili per permettere alla banca di attribuire all’azienda un giudizio positivo e quindi un rating elevato.

Ma quali sono le informazioni sulla base delle quali la banca opererà ? Saranno presi in considerazione tutti gli elementi che fungono da indicatori del benessere economico presente e futuro dell’azienda, suddivisibili in tre categorie: informazioni quantitative, qualitative e andamentali.

Alla prima categoria appartengono i dati a carattere economico-finanziario, in primis il bilancio di esercizio, in particolare quelli degli ultimi tre anni. Sarà quindi interesse dell’azienda redigere un bilancio con voci approfondite e dettagliate, evitando quelle descrizioni sommarie tanto usate in passato per mimetizzare operazioni poco chiare e scampare ai controlli della finanza. D’ora in poi saranno la correttezza e la trasparenza a essere premiate. Almeno per quanto riguarda la maggiore facilità di accesso al credito bancario.

Considerato fino a oggi, soprattutto nelle aziende di non grandi dimensioni (le cosiddette Piccole e Medie Imprese) esclusivamente come un obbligo di tipo fiscale, il bilancio di esercizio chiede di essere riscoperto nel suo ruolo di strumento di comunicazione d’impresa, un mezzo di comunicazione con gli stakeholder, una fotografia dell’azienda e del suo stato di salute economico. Uno strumento per attrarre azionisti, talenti e collaboratori di qualità, clientela selezionata, attenzione da parte dei media e, naturlamente, prestiti delle banche.

A integrazione dei dati squisitamente finanziari, sarà convenienza dell’azienda inserire una serie di informazioni di tipo qualitativo e andamentale, un ritratto della situazione aziendale attuale e futura. In grado di migliorarne ulteriormente la reputazione se il bilancio è brillantemente in attivo, o di apportare degli elementi compensativi se, al contrario, i numeri dovessero evidenziare una situazione non propriamente rosea. A riprova che l’azienda possiede i requisiti per continuare ad avere introiti anche nel medio e nel lungo termine, e quindi è in grado di rimborsare un prestito a distanza di tempo.

La sola conoscenza personale del direttore della banca non basterà più, in assenza di elementi integrativi che lo convincano ad accordare fiducia anche in presenza di un bilancio di esercizio mediocre. E’ consigliabile tracciare un profilo dell’azienda che metta in rilievo lo spessore e la portata della propria attività. Si può cominciare delineando un quadro del mercato di riferimento, i principali concorrenti, come si colloca la propria azienda, quali sono le sfide che si intendono affrontare sul medio e lungo termine e quali i risultati che si vogliono conseguire. Non devono mancare nozioni sui punti forti dell’azienda (e come si intende procedere per potenziarli ulteriormente) e le modalità individuate per correggere eventuali criticità. Elencare poi i successi recenti e quelli del passato, inserendo uno studio sull’evoluzione della domanda con le previsioni di vendita.

Di grande importanza sono tutti i fattori cosiddetti intangibili, quelli cioè in grado di fare la differenza tra un’azienda e l’altra a parità di risorse concrete: il capitale umano, le competenze intellettuali e il patrimonio di conoscenze accumulato, il know how tecnologico (compresi eventuali brevetti registrati). Quei fattori cioè che dimostrano flessibilità nell’agire e capacità di innovazione, e che permettono all’azienda di affrontare brillantemente cambiamenti futuri anche non facilmente prevedibili.

I fattori da includere e quelli da evidenziare in particolar modo sono a discrezione dell’azienda.

L’elemento chiave è sempre però la comunicazione. Funzione spesso sottovalutata, quando non ignorata, da molte aziende, soprattutto di dimensioni medio piccole, spesso confusa con la pubblicità, diventerà sempre più un fattore strategico, in grado di favorire o meno la sopravvivenza economica di un’impresa. Un elemento in grado di generare flussi di cassa, al pari di altri più manifestamente finanziari.

A questo punto sarebbe limitativo e penalizzante pensare che basti realizzare frettolosamente un dossier e incrociare le dita sperando in un rating alto. Per sfruttare appieno le potenzialità insite in questa nuova sfida ogni azienda dovrà invece operare un esame di come ha attuato la comunicazione finora. Dal quale potrebbe emergere la necessità di riorganizzarne completamente la funzione e le modalità di realizzazione.

Basilea 2 diventa allora – per chi saprà coglierla – una splendida opportunità di reimpostare il proprio modello di comunicazione. Che valorizzi la comunicazione finanziaria integrandola nel proprio reputation management, cioè la gestione dell’immagine aziendale dalla quale dipende il consenso dei propri pubblici, l’accoglienza positiva dei propri prodotti e servizi e quindi in buona fine la propria sopravvivenza.

La ricompensa per chi lo farà non sarà costituita soltanto da maggiori opportunità di finanziamenti ma da un deciso e duraturo miglioramento della propria reputazione aziendale e delle relazioni con i propri stakeholder. Che significa la crescita e il successo dell’azienda.

In una prima fase, la banca raccoglie direttamente dal cliente

informazioni dettagliate su alcune sue caratteristiche. Sulla base di

algoritmi statistici queste informazioni si traducono nel rating

assegnato al cliente . Infine, la banca utilizza i dati storici

sui crediti in sofferenza relativi a debitori distinti per classe di rating,

al fine di stabilire la frequenza con cui i soggetti appartenenti alla

medesima classe del richiedente hanno in passato manifestato

difficoltà a onorare le scadenze.

Le informazioni raccolte dalle banche comprendono di norma le

caratteristiche sia quantitative che qualitative dell’impresa. Anche

se la gran parte di queste informazioni sono sempre state raccolte

per la realizzazione dell’istruttoria di fido, nel nuovo contesto

incentrato sull’utilizzo del rating, numerose banche sottoporranno

la stessa informativa ad un’analisi più completa e sistematica.

Le informazioni quantitative sulle PMI provengono di norma dai

bilanci e/o dalle relazioni annuali. E’ inoltre molto frequente che le

banche richiedano la documentazione fiscale, o anche i piani

d’impresa. I fattori quantitativi principali che le banche estrapolano

da questa documentazione sono valori contabili e indici di bilancio.

Secondo l’indagine che si è condotta :

il 75% delle banche medie e grandi considera l’indebitamento una componente “importante”, o “molto

importante” del rating;

il 50% attribuisce la stessa importanza alla liquidità e alla

redditività.

 

La raccolta di informazioni qualitative comporta spesso incontri

diretti con il cliente, durante i quali le banche tentano di valutare

se la PMI sia ben gestita. Secondo un’indagine:

circa il 50% delle banche rispondenti medie e grandi ritiene la qualità del management della PMI una componente

“importante”, o “molto importante” del rating.

I due fattori successivi in ordine d’importanza, anche se

molto distanziati rispetto alla qualità del management, sono

la situazione di mercato della PMI e la sua forma giuridica.

All’interno di un sistema di rating l’importanza dei fattori qualitativi

dipende dalla dimensione dell’impresa e dall’entità del prestito

richiesto. In generale i fattori qualitativi hanno una maggiore

incidenza sul rating nel caso di PMI più grandi o di prestiti più

consistenti.

Quanto maggiore è la dimensione della PMI e/o l’importo del

prestito richiesto, tanto più ampie saranno le informazioni che

occorrono di norma alla banca per l’attribuzione del rating.

Le informazioni raccolte dalla banca per trattare le richieste di

credito delle imprese in fase d’avviamento sono sostanzialmente

diverse, perché in tali circostanze mancano i dati finanziari storici.

In questi casi circa il 60% del rating si basa su fattori qualitativi: sono considerate informazioni

essenziali i piani d’impresa, le referenze dei dirigenti e il loro grado di competenza finanziaria.

I rating nel processo di affidamento bancario

I rating svolgono un ruolo sempre più importante nella relazione tra

la banca e le imprese che richiedono credito. Questo capitolo

spiega che cosa si intende per rating, e come le banche lo

utilizzano nel processo di affidamento bancario. La comprensione

dei principi che stanno alla base dell’assegnazione del rating,

aiuterà le PMI ad adattarsi alla diffusione della cultura del rating.

2.1. Che cos’è un rating?

Per rating si intende una valutazione dell’affidabilità creditizia di un

debitore, cioè la probabilità che rimborsi il suo debito.

Vi sono due tipi di rating, esterni e interni.

I rating esterni vengono attribuiti da agenzie specializzate.

Un rating esterno si giustifica solo nel caso di imprese

abbastanza grandi, che emettono obbligazioni e altri valori

mobiliari sul mercato dei capitali.

I rating interni vengono attribuiti dalle banche ai propri

richiedenti credito. Poiché il rating interno è particolarmente

significativo per le PMI, su di esso si concentrerà la parte

che segue.

Per attribuire i rating interni le banche richiedono informazioni ai

propri clienti. Molti intermediari creditizi acquisiscono informazioni

finanziarie (e di altro tipo) sui propri clienti anche da agenzie

private, e se ne servono per alimentare i propri sistemi di rating.

Il rating è una valutazione sintetica del profilo di rischio

dell’impresa, che riassume le informazioni qualitative e quantitative

a disposizione della banca. Queste informazioni sono confrontate

con i dati storici relativi ai soggetti precedentemente affidati e alla

loro capacità di rimborsare i prestiti negoziati.

L’attribuzione dei rating si basa su dati storici.

Il diffondersi della cultura del rating cambia la relazione PMI banche

Le banche, tradizionalmente il principale canale di finanziamento

delle PMI, tenderanno nel prossimo futuro a svolgere questo ruolo

secondo modalità che vanno progressivamente evolvendosi,

circostanza questa, che pone banche e imprese difronte alla

necessità di confrontarsi costruttivamente con le mutate condizioni

di accesso al credito bancario.

Lo sviluppo delle tecniche di gestione del rischio, accompagnato

da trasformazioni strutturali dell’economia, hanno indotto le banche

a concentrare la propria attenzione sulla misurazione e la gestione

dei rischi, nonché sulla propria adeguatezza patrimoniale rispetto a

questi rischi.